Saturday, January 12, 2013
Del sonno e della veglia
Ogni maledetta mattina apro gli occhi e, in quel breve attimo di stupore che passa tra il sonno ed il risveglio, non ho paura. La sera invece, non riesco ad andare a dormire, il cervello non si vuole arrendere, e' come se, preferisse rimanere nel delirio della vita piuttosto che provare la meraviglia della pace per un solo brevissimo istante, una sola volta al giorno.
Sunday, December 16, 2012
Freddo
Non è l'inverno, non sono la nebbia o la neve, il ghiaccio è nato dentro la pancia, sulla schiena, nel cervello.
La paura raffredda, l'incertezza congela i pensieri sul nascere.
Vergogna, disagio, occhi bassi, camminare in fretta sperando di non incontrare nessuno che ti chieda come va, la testa fissa ai soldi, al lavoro che se ne va, alla dignità bruciata in un attimo.
La paura raffredda, l'incertezza congela i pensieri sul nascere.
Vergogna, disagio, occhi bassi, camminare in fretta sperando di non incontrare nessuno che ti chieda come va, la testa fissa ai soldi, al lavoro che se ne va, alla dignità bruciata in un attimo.
Saturday, October 20, 2012
Wednesday, October 10, 2012
Cenere
Polvere rossa, fuoco morente. Resisti svogliato, cosciente. Partita finita, speranza mancata, nemmeno il decoro di una fine eclatante: scoppi e fiammate, lapilli d'intorno a bruciare gli astanti. Ti lasciano lì, cannibale ardente, sei polvere rossa, fuoco morente, eterno il passaggio da fiamma ad inerte, muto d'orrore sapiente, ci vuole del tempo, non viene lo schianto, rimani in un buco a sentire il tuo pianto.
Monday, June 18, 2012
CINICO ADDIO (8)
Non puoi parlare se non togli la prima lettera di ogni parola... Si svegliò con questa dichiarazione nella testa, figlia di chissà quale sogno agitato e sghembo. Sete, fame, bisogno di liberare l'intestino, insomma tutto il corpo, come al solito, rivendicava le sue necessità. Solo il cervello perdeva colpi, cercava di eludere la consapevolezza di esistere. Si mise seduto, immediatamente la schiena diede segno di contrarietà scrocchiando con dolore. Appoggiò i piedi a terra ed accese una delle due Muratti che gli erano rimaste.
La nicotina fece effetto e si sentì un po' più sveglio. sbirciando fuori dalla finestra vide che si stava facendo sera, decise di uscire, più per abitudine che per necessità, di mangiare non se ne parlava fino a domani quindi si trattava di una uscita di... caccia. Sigarette, qualcosa da rubare, un posto migliore per dormire, Magari ancora Ines sul suo cammino... Ridiscese la scala, sistemò la porta ed il cancelletto in modo che sembrassero chiusi ed arrivò in strada. Poche macchine, nessun pedone, odore misto di scarico di camion e campo incolto. Odore di periferia. Fece in tempo a fare due o trecento metri verso il centro quando sentì vociare alle sue spalle: Erano scesi in tre da un fuoristrada, parlavano forte tra loro e si dirigevano verso la scala dalla quale era appena sceso... "Qualche stronzo è entrato!" " La porta è rotta!" Uno si fiondò di sopra e tornò dopo un secondo: "C'è ancora odore di fumo, devono essere appena andati via!" "Guarda bene se c'è tutto!" disse un altro, "Muoviti!" . Lo stesso che era salito prima tornò su e dopo poco tornò dicendo: "C'è tutto, c'è tutto!". Lucio aveva ascoltato indietreggiando lentamente per non dare nell'occhio, cercando si capire di cosa stessero parlando. "L'hai presa intanto?" "Si,si, muoviamoci!" , "Muoviamoci un cazzo, tu resti qui, nascosto di sopra, nel caso 'sti stronzi tornassero, ti veniamo a prendere dopo!" . Senza aspettare risposta, in due salirono in auto e sgommarono verso la città. Intanto Lucio si era appoggiato ad un albero che lo nascondeva alla vista, il tizio spari' su per la scala e lui, di buon passo girò finalmente l'angolo della strada.
La nicotina fece effetto e si sentì un po' più sveglio. sbirciando fuori dalla finestra vide che si stava facendo sera, decise di uscire, più per abitudine che per necessità, di mangiare non se ne parlava fino a domani quindi si trattava di una uscita di... caccia. Sigarette, qualcosa da rubare, un posto migliore per dormire, Magari ancora Ines sul suo cammino... Ridiscese la scala, sistemò la porta ed il cancelletto in modo che sembrassero chiusi ed arrivò in strada. Poche macchine, nessun pedone, odore misto di scarico di camion e campo incolto. Odore di periferia. Fece in tempo a fare due o trecento metri verso il centro quando sentì vociare alle sue spalle: Erano scesi in tre da un fuoristrada, parlavano forte tra loro e si dirigevano verso la scala dalla quale era appena sceso... "Qualche stronzo è entrato!" " La porta è rotta!" Uno si fiondò di sopra e tornò dopo un secondo: "C'è ancora odore di fumo, devono essere appena andati via!" "Guarda bene se c'è tutto!" disse un altro, "Muoviti!" . Lo stesso che era salito prima tornò su e dopo poco tornò dicendo: "C'è tutto, c'è tutto!". Lucio aveva ascoltato indietreggiando lentamente per non dare nell'occhio, cercando si capire di cosa stessero parlando. "L'hai presa intanto?" "Si,si, muoviamoci!" , "Muoviamoci un cazzo, tu resti qui, nascosto di sopra, nel caso 'sti stronzi tornassero, ti veniamo a prendere dopo!" . Senza aspettare risposta, in due salirono in auto e sgommarono verso la città. Intanto Lucio si era appoggiato ad un albero che lo nascondeva alla vista, il tizio spari' su per la scala e lui, di buon passo girò finalmente l'angolo della strada.
.a .hi .azzo .ono .ti .re? Non puoi parlare se non togli la prima lettera di ogni parola...
Wednesday, May 23, 2012
Mattina
Affogo in un cortile enorme già piazza d'armi di caserma in tempi passati. Questo rettangolo ha digerito militari, sfollati, musica, feste politiche. Potendo parlare racconterebbe di uomini e donne, dolori e ritorni, invece oggi tace, sostiene passi incerti di varie umanità contrapposte: chi eroga e chi riceve, chi certifica e chi viene certificato. Siamo cani sull'osso a sperare riscossa, interfaccia melensa del nulla. Si approfitta di tutto, si ciondola tra speranze impossibili ed abusi palesi. Questo posto ha un fiato pesante, di pance gassose, di notti agitate, di vino allungato dall'oste spietato. Questo vedono dalle finestre impiegati svogliati, pagliacci ignoranti e volgari. Questo e' il loro oscuro orizzonte. Questo il loro punto di arrivo dopo battaglie di anni, clientele, bugie. E non gli basta, e' triste e inadatto ma lo scoprono tardi, dopo il disastro...
Monday, April 30, 2012
Donne d'Aprile
Occhi smarriti, il passo incerto, quasi nuvoloso, portiamo avanti questo aprile cupo. Mi salvano certe sicure sagome di donne, seno vero e pesante, mani forti ed occhio lungo. Resistono, ancore d'amore purissimo.
Monday, April 23, 2012
Thursday, February 09, 2012
Wednesday, August 24, 2011
CINICO ADDIO (7)
Lucio? che nome... raro, disse Ines, però le si addice, continuo', si, ha una faccia da Lucio! e scoppiò a ridere, di nuovo quella pioggia di primavera nelle orecchie, di nuovo quel brivido lungo la schiena, di nuovo quella sensazione calda nella pancia, oddio cosa succede?
Vuole un passaggio? disse la ragazza sedendosi al posto di guida, No,no, grazie, rispose lui devo andare qui vicino, faccio due passi. Allora grazie ancora e arrivederci. Mise in moto e se ne andò.
Lui rimase lì come un ebete a domandarsi perchè avesse risposto a quel modo, perchè non aveva colto l'occasione di starle un pò vicino. Riprese a camminare lento, rientrando nel suo nuovo abito mentale. Trovare da dormire era la priorità, bisognava trovare qualcosa di meglio dei cartoni nel parcheggio dell'Esselunga. Uscì dalla stradina e si guardo' intorno, a sinistra il centro, a destra periferia: scelse la periferia e camminò per almeno tre quarti d'ora senza vedere nessuna possibile sistemazione e si accorse di essere stanco. Si sedette su uno scalino e cercò le sigarette: pacchetto vuoto. Altra tasca, soldi: tredici euro... tabaccaio o scrocco? SCROCCO. Attese paziente che passasse qualcuno fumando e, per la prima volta nella sua vita chiese: scusa, hai mica una sigaretta? Faccia dell'altro, prima stupita, poi infastidita, poi... miracolo, toh! fuma va! Il tizio gli lanciò un pacchetto, lui lo prese al volo, c'erano dentro tre muratti... sfiga nella fortuna pensò.
La sua bocca disse grazie, ma il tizio era già lontano. La muratti sembrava buonissima, e se la fumo' con gusto, trattenendo il fumo nei polmoni. Alzandosi dallo scalino si accorse che la scala continuava e, dopo una decina di scalini faceva un angolo a sinistra, salì e, girato l'angolo c'era un'altra rampa che saliva verso un cancelletto chiuso ed arrugginito. Dall'altra parte scalini ed una porta chiusa con un catenaccio, pieno di ruggine pure lui. Un calcio sbloccò il cancelletto, una spallata decisa fu sufficiente per scardinare il catenaccio. Dentro odore di muffa, di chiuso ma non c'erano immondizie per terra. Una finestra con le ante interne, come si facevano una volta, era chiusa con il chiavistello dall'interno, sbirciando dalle fessure vide che dava su un cortile interno di una casa di ringhiera, ingombro di ferraglie, termosifoni vecchi, pezzi di grondaia ed altre amenità. sulla destra un corridoio... In fondo, buio.
Frugando in tasca trovò l'accendino, percorse un breve tratto e trovò una scala, scendendo arrivò nel cortile che aveva intravisto dalla finestra, in una delle cataste di masserizie vide una vecchia rete da letto, non senza fatica la liberò dal mucchio e realizzò che era sufficientemente integra per essere meglio del pavimento del parcheggio, la trasportò nella stanza sistemandola lontano dalla finestra, la coprì con dei cartoni asciutti e si distese per provare, il letto improvvisato reggeva, chiuse gli occhi e crollò in un sonno di piombo.
Saturday, September 27, 2008
CINICO ADDIO (6)
Il gruppo usci' e si portò via la Ines, quello che rimaneva era se chiedere o no il caffè ..
optò per il si, " scusi, caffè e conto per favore ? " ... " Sono dieci euro " rispose secco il titolare portando la tazzina.
Bene, mentre aspirava l'ultima Marlboro realizzò che rimanevano tredici euro.
Per essere il primo giorno della sua nuova vita era gia' stato abbastanza costoso, aveva mangiato troppo: prima la colazione con il latte , poi il pranzo alla trattoria... ma sei cretino ?!
Qualcosa doveva già cambiare, l'atteggiamento era troppo "normale", la sua scelta era stata solo una boutade con se stesso ? Ok , fino a domani a mezzogiorno non si mangia ! Trova un posto dove dormire ! Fece duecento metri di buon passo come a sottolineare chissà quale determinazione, mentre si interrogava sul motivo di tanta veemenza nel camminare sentì, da una traversa, la voce di una donna che tirava un moccolo tutt'altro che femminile ...
Girò la testa e vide una panda con la portiera aperta dietro la quale smadonnava una testa nera.
Avvicinandosi capi' la faccenda: Gomma-bucata-bullone-duro-da svitare-con-chiave-di-pessima-qualità. Scese dal cavallo bianco mentre il vento gli scompigliava i capelli da principe, gettò con un gesto ampio la cappa azzurra dietro le spalle e disse con voce di miele : "Posso essere utile in qualche modo ? " " Ma porca troia, bullone di merda ... !! " " Ah, ahem .. salve ! , non riesco a svitare questo... " Parlando, la testa nera si voltò, lui non sentì piu' neanche una parola... Ines, ancora ! Gurdava la bocca muoversi ma non sentiva le parole, era stordito, persino il profumo della ragazza mescolato a quel po' di sudore prodotto durante il tentativo di svitare, era inebriante, feromone femminile, puro, sparato senza pieta' contro un maschio indifeso che stava scappando da se stesso. Prese delicatamente la chiave dalle mani di Ines, con un gesto sicuro vinse la resistenza del bullone e si vide danzare dal bagagliaio alla ruota e viceversa, in pochi minuti la ruota era cambiata. Lei lo osservò lavorare in un modo un po' ebete e, quando lui le restituì la chiave, aprì la bocca per dire qualcosa ma non venne fuori nulla. " Ines, si ricordi di andare dal gommista " disse lui, lei aveva ancora la bocca aperta.
"Come fa a sapere ... ma si, lei era a mangiare in trattoria, da solo, mi ha colpito la sua solitudine e la lentezza con cui mangiava " parlando, si illuminò in un sorriso, " mi dica il suo nome, la prego" chiese, " Io.. mi chiamo ... Lucio" .
Il gruppo usci' e si portò via la Ines, quello che rimaneva era se chiedere o no il caffè ..
optò per il si, " scusi, caffè e conto per favore ? " ... " Sono dieci euro " rispose secco il titolare portando la tazzina.
Bene, mentre aspirava l'ultima Marlboro realizzò che rimanevano tredici euro.
Per essere il primo giorno della sua nuova vita era gia' stato abbastanza costoso, aveva mangiato troppo: prima la colazione con il latte , poi il pranzo alla trattoria... ma sei cretino ?!
Qualcosa doveva già cambiare, l'atteggiamento era troppo "normale", la sua scelta era stata solo una boutade con se stesso ? Ok , fino a domani a mezzogiorno non si mangia ! Trova un posto dove dormire ! Fece duecento metri di buon passo come a sottolineare chissà quale determinazione, mentre si interrogava sul motivo di tanta veemenza nel camminare sentì, da una traversa, la voce di una donna che tirava un moccolo tutt'altro che femminile ...
Girò la testa e vide una panda con la portiera aperta dietro la quale smadonnava una testa nera.
Avvicinandosi capi' la faccenda: Gomma-bucata-bullone-duro-da svitare-con-chiave-di-pessima-qualità. Scese dal cavallo bianco mentre il vento gli scompigliava i capelli da principe, gettò con un gesto ampio la cappa azzurra dietro le spalle e disse con voce di miele : "Posso essere utile in qualche modo ? " " Ma porca troia, bullone di merda ... !! " " Ah, ahem .. salve ! , non riesco a svitare questo... " Parlando, la testa nera si voltò, lui non sentì piu' neanche una parola... Ines, ancora ! Gurdava la bocca muoversi ma non sentiva le parole, era stordito, persino il profumo della ragazza mescolato a quel po' di sudore prodotto durante il tentativo di svitare, era inebriante, feromone femminile, puro, sparato senza pieta' contro un maschio indifeso che stava scappando da se stesso. Prese delicatamente la chiave dalle mani di Ines, con un gesto sicuro vinse la resistenza del bullone e si vide danzare dal bagagliaio alla ruota e viceversa, in pochi minuti la ruota era cambiata. Lei lo osservò lavorare in un modo un po' ebete e, quando lui le restituì la chiave, aprì la bocca per dire qualcosa ma non venne fuori nulla. " Ines, si ricordi di andare dal gommista " disse lui, lei aveva ancora la bocca aperta.
"Come fa a sapere ... ma si, lei era a mangiare in trattoria, da solo, mi ha colpito la sua solitudine e la lentezza con cui mangiava " parlando, si illuminò in un sorriso, " mi dica il suo nome, la prego" chiese, " Io.. mi chiamo ... Lucio" .
Saturday, May 17, 2008
Che cosa dobbiamo pensare?
Mi sento come se un vento incostante stesse spazzando il mio senso critico. A seconda delle necessita' i nostri politici ci spiegano come li dobbiamo vedere, non importa com'erano o cosa erano ieri, oggi sono NUOVI, da oggi, dicono, tutto cambia e tutto quello che sapevi non conta piu', non hanno passato, non hanno responsabilita' , non hanno frequentato nessuno, non c'erano e se c'erano dormivano. E noi che invece ci siamo adesso e c'eravamo anche prima che cosa dobbiamo pensare? Noi che abbiamo visto dimezzare il nostro potere d'acquisto, noi che per quindici anni abbiamo subìto le discussioni infinite, gli insulti, i condoni, le delegittimazioni della magistratura, del governo, del buon senso, cosa ce ne dobbiamo fare dell'esperienza accumulata ? Dove dobbiamo mettere le evidenti promesse non mantenute, le palesi clientele, il pressapochismo, l'interesse privato degli amministratori, la sub-cultura televisiva che avvelena i nostri figli ? Mi rendo conto che sono considerazioni superficiali, capisco che siamo una societa' complessa che necessariamente deve vivere di compromessi e di mediazioni ma perche' il prezzo lo dobbiamo pagare solo noi ? Perche' ci sono due Italie ed una prevarica l'altra ? Perche' devo fingere di non vedere, di non sapere, di non avere piu' etica ? In fondo noi siamo quelli che vi danno da vivere, siamo gli eroi veri, quelli che per trent'anni si alzano alle sei per andare a lavorare, facciamo lavori veri, noiosi, faticosi, sempre uguali, ma quando la sera torniamo a casa abbiamo REALMENTE creato un valore, chiuso una pratica, finito un muretto, saldato un cancello.. qualcosa che al mattino non c'era adesso c'e' ed ha un valore reale. Non ci mettiamo "in mezzo" e vendiamo il lavoro degli altri, non speculiamo, non allunghiamo la filiera a sproposito. Siamo lo strumento, l'utensile, la cpu del sistema... dovrebbero avere piu' rispetto, in fondo, ma molto in fondo siamo i datori di lavoro ...
Mi sento come se un vento incostante stesse spazzando il mio senso critico. A seconda delle necessita' i nostri politici ci spiegano come li dobbiamo vedere, non importa com'erano o cosa erano ieri, oggi sono NUOVI, da oggi, dicono, tutto cambia e tutto quello che sapevi non conta piu', non hanno passato, non hanno responsabilita' , non hanno frequentato nessuno, non c'erano e se c'erano dormivano. E noi che invece ci siamo adesso e c'eravamo anche prima che cosa dobbiamo pensare? Noi che abbiamo visto dimezzare il nostro potere d'acquisto, noi che per quindici anni abbiamo subìto le discussioni infinite, gli insulti, i condoni, le delegittimazioni della magistratura, del governo, del buon senso, cosa ce ne dobbiamo fare dell'esperienza accumulata ? Dove dobbiamo mettere le evidenti promesse non mantenute, le palesi clientele, il pressapochismo, l'interesse privato degli amministratori, la sub-cultura televisiva che avvelena i nostri figli ? Mi rendo conto che sono considerazioni superficiali, capisco che siamo una societa' complessa che necessariamente deve vivere di compromessi e di mediazioni ma perche' il prezzo lo dobbiamo pagare solo noi ? Perche' ci sono due Italie ed una prevarica l'altra ? Perche' devo fingere di non vedere, di non sapere, di non avere piu' etica ? In fondo noi siamo quelli che vi danno da vivere, siamo gli eroi veri, quelli che per trent'anni si alzano alle sei per andare a lavorare, facciamo lavori veri, noiosi, faticosi, sempre uguali, ma quando la sera torniamo a casa abbiamo REALMENTE creato un valore, chiuso una pratica, finito un muretto, saldato un cancello.. qualcosa che al mattino non c'era adesso c'e' ed ha un valore reale. Non ci mettiamo "in mezzo" e vendiamo il lavoro degli altri, non speculiamo, non allunghiamo la filiera a sproposito. Siamo lo strumento, l'utensile, la cpu del sistema... dovrebbero avere piu' rispetto, in fondo, ma molto in fondo siamo i datori di lavoro ...
Friday, December 21, 2007
CINICO ADDIO (5)
Dopo un bel quarto d'ora gli portò l'acqua ed un bicchiere informandolo che c'erano gnocchi al pomodoro, minestrone e risotto alla milanese, di secondo pollo arrosto con patate, roast-beef freddo e cotolette. Scelse i gnocchi e chiese del pane. Voleva riempirsi bene e vedere se riusciva a saltare la cena per risparmiare. Il pane era di gomma ed il pomodoro acido ma la fame era tanta e mangio' lo stesso, lentamente, ragionando su ogni boccone, masticando piano e con metodo.
Nel frattempo erano arrivate altre persone, impiegati probabilmente, abituè del posto che salutarono calorosamente il proprietario e occuparono il loro solito tavolo. Quattro uomini ed una donna sui trenta bella, armoniosa nelle forme e con un bel sorriso. La fortuna volle che lei si sedesse praticamente di fronte a lui e quindi poteva guardarla senza farsi notare troppo. Scelse di rallentare il ritmo per prolungare quel momento, addirittura chiese il caffè e, mentre aspettava osservò meglio. Occhi scuri, quasi neri, zigomi alti , capelli neri lisci, ben curati, una bella personcina insomma. "Parla, voglio sentire la tua voce" pensava intensamente, ed ecco, come se lo avesse sentito, lei disse: "voi come al solito non capite nulla delle donne ! " e poi rise, fresca come la pioggia di Aprile. Il timbro della voce era come la sua immagine, armonioso e caldo. Si sorprese nell'accorgersi di quanto era colpito da lei, e si sorprese anche nel desiderare che qualcuno dei colleghi la chiamasse per nome.. " Come ti chiami, come ti chiami, come ti chiami ! " . " Ines ! te la pago io la coca-cola ! " disse uno degli uomini . Incredibile, bastava desiderare qualcosa che la riguardasse e questo succedeva, INCREDIBILE INES !
Dopo un bel quarto d'ora gli portò l'acqua ed un bicchiere informandolo che c'erano gnocchi al pomodoro, minestrone e risotto alla milanese, di secondo pollo arrosto con patate, roast-beef freddo e cotolette. Scelse i gnocchi e chiese del pane. Voleva riempirsi bene e vedere se riusciva a saltare la cena per risparmiare. Il pane era di gomma ed il pomodoro acido ma la fame era tanta e mangio' lo stesso, lentamente, ragionando su ogni boccone, masticando piano e con metodo.
Nel frattempo erano arrivate altre persone, impiegati probabilmente, abituè del posto che salutarono calorosamente il proprietario e occuparono il loro solito tavolo. Quattro uomini ed una donna sui trenta bella, armoniosa nelle forme e con un bel sorriso. La fortuna volle che lei si sedesse praticamente di fronte a lui e quindi poteva guardarla senza farsi notare troppo. Scelse di rallentare il ritmo per prolungare quel momento, addirittura chiese il caffè e, mentre aspettava osservò meglio. Occhi scuri, quasi neri, zigomi alti , capelli neri lisci, ben curati, una bella personcina insomma. "Parla, voglio sentire la tua voce" pensava intensamente, ed ecco, come se lo avesse sentito, lei disse: "voi come al solito non capite nulla delle donne ! " e poi rise, fresca come la pioggia di Aprile. Il timbro della voce era come la sua immagine, armonioso e caldo. Si sorprese nell'accorgersi di quanto era colpito da lei, e si sorprese anche nel desiderare che qualcuno dei colleghi la chiamasse per nome.. " Come ti chiami, come ti chiami, come ti chiami ! " . " Ines ! te la pago io la coca-cola ! " disse uno degli uomini . Incredibile, bastava desiderare qualcosa che la riguardasse e questo succedeva, INCREDIBILE INES !
Tuesday, October 23, 2007
CINICO ADDIO (4)
Mentre rifletteva su cosa fosse realmente necessario per poter dichiarare con certezza di esistere, tolse scarpe e calze, la sensazione di liberta' si diffuse dalle piante dei piedi a tutto il corpo, la frescura dell'erba umida riempi' anche la testa, partecipava, attraverso quell'inedito contatto con il prato sotto la panchina, all'esistenza del mondo. Si allungo' sulla panchina e chiuse gli occhi, nessun impegno, nessun obbligo, nessun futuro... nirvana puro, pochi violentissimi istanti di liberta' totale.
Gli restavano circa ventitre euro: oggi non avrebbe avuto problemi a mangiare, si rimise scarpe e calze, accese una marlboro e si incammino' verso il centro, intanto si erano fatte le undici e trenta, un'altra riflessione si affacciava alla mente: si era svegliato poco prima delle sei del mattino, quelle cinque ore erano volate, ed erano state solo sue, possibile che il prezzo da pagare per stare con se stessi fosse cosi' alto? Che si dovesse rinunciare ad ogni cosa, ad ogni rapporto, per poter assaporare la compagnia di se stesso ?
"TAVOLA CALDA - APERITIVI" L'insegna aveva un bel colore blu con caratteri gialli ed era pulita, ne venne catturato ed entro' nel locale. Era ancora presto, non c'era nessuno ma il profumo di cucina era forte e quasi familiare. L'uomo dietro il banco non fu contento di vederlo ma fu normalmente cortese: DICA ! " Posso mangiare ? " C'E' DA ASPETTARE" "Aspetterò, posso sedere ? " "SI ACCOMODI" disse l'uomo indicando il tavolo piu' defilato della sala.
"VUOLE BERE QUALCOSA INTANTO ? " Nella mente gli girarono due rapidissimi conti: Un primo non poteva costare meno di cinque euro, il coperto glielo avrebbe fatto pagare salato per essere sicuro che non sarebbe tornato... scelse di bere mezza minerale e affondo' il quarto di vino nella parte piu' remota della memoria della vita precedente. Tutto questo procedimento mentale duro' un centesimo di secondo... "Mezza minerale gasata, grazie"
Mentre rifletteva su cosa fosse realmente necessario per poter dichiarare con certezza di esistere, tolse scarpe e calze, la sensazione di liberta' si diffuse dalle piante dei piedi a tutto il corpo, la frescura dell'erba umida riempi' anche la testa, partecipava, attraverso quell'inedito contatto con il prato sotto la panchina, all'esistenza del mondo. Si allungo' sulla panchina e chiuse gli occhi, nessun impegno, nessun obbligo, nessun futuro... nirvana puro, pochi violentissimi istanti di liberta' totale.
Gli restavano circa ventitre euro: oggi non avrebbe avuto problemi a mangiare, si rimise scarpe e calze, accese una marlboro e si incammino' verso il centro, intanto si erano fatte le undici e trenta, un'altra riflessione si affacciava alla mente: si era svegliato poco prima delle sei del mattino, quelle cinque ore erano volate, ed erano state solo sue, possibile che il prezzo da pagare per stare con se stessi fosse cosi' alto? Che si dovesse rinunciare ad ogni cosa, ad ogni rapporto, per poter assaporare la compagnia di se stesso ?
"TAVOLA CALDA - APERITIVI" L'insegna aveva un bel colore blu con caratteri gialli ed era pulita, ne venne catturato ed entro' nel locale. Era ancora presto, non c'era nessuno ma il profumo di cucina era forte e quasi familiare. L'uomo dietro il banco non fu contento di vederlo ma fu normalmente cortese: DICA ! " Posso mangiare ? " C'E' DA ASPETTARE" "Aspetterò, posso sedere ? " "SI ACCOMODI" disse l'uomo indicando il tavolo piu' defilato della sala.
"VUOLE BERE QUALCOSA INTANTO ? " Nella mente gli girarono due rapidissimi conti: Un primo non poteva costare meno di cinque euro, il coperto glielo avrebbe fatto pagare salato per essere sicuro che non sarebbe tornato... scelse di bere mezza minerale e affondo' il quarto di vino nella parte piu' remota della memoria della vita precedente. Tutto questo procedimento mentale duro' un centesimo di secondo... "Mezza minerale gasata, grazie"
Saturday, October 13, 2007

Quattro aprile duemilaquattro
Necessariamente segreto.
Che silenzio, che notte normale.
Luci basse, respirare, pensare leggeri.
Un po' di vento in corridoio informa che non e' ancora estate... bene.
Come si fa a raccontare un segreto,
come si comincia a fare finta di non volerlo dire?
Spinge, scalcia, punzecchia il cervello a tradimento..
rivendica vita leggera anche per se stesso.
E tu fuori a tenere, resistendo allo stremo per non cedere.
Se ne parli lo perderai, se implori non serve.
Sono carezze, calore, battaglia,
parole sbiadite del secolo scorso, emozioni retro'...
Bravo, taci anche questa volta.
Wednesday, October 10, 2007

CINICO ADDIO (3)
Una volta in piedi non poteva piu' trattenersi, svuoto' la vescica seminascosto dietro un furgone Esselunga e si senti' subito meglio.
Alzando la testa si vide riflesso nel vetro posteriore del furgone, non assomigliava gia' piu' all'immagine si se stesso che aveva in mente: barba lunga, occhiaie scure, anche l'espressione era cambiata, la scelta cominciava a fare effetto, la trasformazione aveva inizio.
Supero' con fatica l'inferriata della rampa e si incammino' verso il centro citta', i piedi cominciavano a soffrire la permanenza forzata all'interno delle scarpe ed il passo ne risentiva, ecco spiegata finalmente l'andatura barcollante dei senza fissa dimora: i piedi fanno subito male e le scarpe diventano una tortura anche dopo le prime ventiquattro ore...
FAME !
La pancia rivendicava l'osservanza delle abitudini della vita precedente: dopo il risveglio mangiare !
Infilo' meccanicamente la mano nella tasca posteriore, prese il portafoglio, dentro c'erano ventisette euro e degli spiccioli. Sull'altro lato della strada c'era una panetteria aperta, attraverso' e sotto gli occhi preoccupati della giovane panettiera compro' mezzo litro di latte ed un pezzo di focaccia salata: tre euro e settanta. Usci' sentendo lo sguardo ostile sulla nuca e cerco' una panchina. Mangio' avidamente mentre la citta' si metteva in moto e l'aria si riscaldava, faceva uno strano effetto non dover andare da nessuna parte, non avere un orario da rispettare, era un po' come non esistere.
Una volta in piedi non poteva piu' trattenersi, svuoto' la vescica seminascosto dietro un furgone Esselunga e si senti' subito meglio.
Alzando la testa si vide riflesso nel vetro posteriore del furgone, non assomigliava gia' piu' all'immagine si se stesso che aveva in mente: barba lunga, occhiaie scure, anche l'espressione era cambiata, la scelta cominciava a fare effetto, la trasformazione aveva inizio.
Supero' con fatica l'inferriata della rampa e si incammino' verso il centro citta', i piedi cominciavano a soffrire la permanenza forzata all'interno delle scarpe ed il passo ne risentiva, ecco spiegata finalmente l'andatura barcollante dei senza fissa dimora: i piedi fanno subito male e le scarpe diventano una tortura anche dopo le prime ventiquattro ore...
FAME !
La pancia rivendicava l'osservanza delle abitudini della vita precedente: dopo il risveglio mangiare !
Infilo' meccanicamente la mano nella tasca posteriore, prese il portafoglio, dentro c'erano ventisette euro e degli spiccioli. Sull'altro lato della strada c'era una panetteria aperta, attraverso' e sotto gli occhi preoccupati della giovane panettiera compro' mezzo litro di latte ed un pezzo di focaccia salata: tre euro e settanta. Usci' sentendo lo sguardo ostile sulla nuca e cerco' una panchina. Mangio' avidamente mentre la citta' si metteva in moto e l'aria si riscaldava, faceva uno strano effetto non dover andare da nessuna parte, non avere un orario da rispettare, era un po' come non esistere.
Tuesday, October 09, 2007
CINICO ADDIO (2)
5 e 43 , ancora buio, il camion degli spazzini brontola sordo in fondo alla strada, freddo fin nelle ossa, il cartone recuperato ieri sera e' fradicio di umidita' ed i vestiti anche.
Come prima notte della nuova vita non c'e' male, era dovuto tornare indietro verso la citta' scoprendo la popolazione della notte all'aperto, gente molto piu' avanti nel percorso, con esperienza e cinismo ben piu' brutali di quanto lui avesse immaginato e desiderato raggiungere.
Il primo ceffone lo aveva preso da una mano con accento siciliano che era emersa dal buio del cubicolo del bancomat nel quale credeva di potersi rifugiare, non c'erano state spiegazioni o convenevoli: VAFFANCULO LONTANO DI QUI !
Le possibilita' successive le aveva studiate da lontano almeno finche' il dolore della sberla non era passato poi, con audacia, scavalco' la bassa ringhiera della rampa del parcheggio Esselunga e nel buio trovo' l'angolo cieco senza vento dove si era sistemato, dormi' seduto ad intervalli di dieci minuti, aprendo occhi e orecchie ad ogni rumore.
5 e 54, dice l'orologio digitale sull'ingresso del parcheggio, "ho fame !" dice la pancia con voce profonda, "lavami !" dice la faccia unta dal sonno e dallo smog umido della notte, "devo pisciare ! " dice la vescica gonfia a dismisura.
Tre cose banali fino a ieri mattina oggi invece ...
5 e 43 , ancora buio, il camion degli spazzini brontola sordo in fondo alla strada, freddo fin nelle ossa, il cartone recuperato ieri sera e' fradicio di umidita' ed i vestiti anche.
Come prima notte della nuova vita non c'e' male, era dovuto tornare indietro verso la citta' scoprendo la popolazione della notte all'aperto, gente molto piu' avanti nel percorso, con esperienza e cinismo ben piu' brutali di quanto lui avesse immaginato e desiderato raggiungere.
Il primo ceffone lo aveva preso da una mano con accento siciliano che era emersa dal buio del cubicolo del bancomat nel quale credeva di potersi rifugiare, non c'erano state spiegazioni o convenevoli: VAFFANCULO LONTANO DI QUI !
Le possibilita' successive le aveva studiate da lontano almeno finche' il dolore della sberla non era passato poi, con audacia, scavalco' la bassa ringhiera della rampa del parcheggio Esselunga e nel buio trovo' l'angolo cieco senza vento dove si era sistemato, dormi' seduto ad intervalli di dieci minuti, aprendo occhi e orecchie ad ogni rumore.
5 e 54, dice l'orologio digitale sull'ingresso del parcheggio, "ho fame !" dice la pancia con voce profonda, "lavami !" dice la faccia unta dal sonno e dallo smog umido della notte, "devo pisciare ! " dice la vescica gonfia a dismisura.
Tre cose banali fino a ieri mattina oggi invece ...
Monday, October 08, 2007
CINICO ADDIO
Era d'autunno ma faceva ancora caldo, lui non sentiva la fame e la fatica,
camminava con calma, occhi bassi e mani in tasca.
Camminava da tre ore e non sapeva piu' dove fosse finito,
la citta' l'aveva inghiottito sul serio, nulla di quanto vedeva gli era famigliare.
Tanto ormai che importanza poteva avere ? Aveva deciso, si sarebbe abbandonato al destino, non sarebbe mai piu' intervenuto sulla sua vita. Se frustrazione deve essere, aveva pensato, che lo sia fino in fondo. Lasciamo che la ragione si appanni, che il rispetto per se stessi si perda nelle pieghe della camicia non lavata e nei buchi delle scarpe. Barba lunga, occhi vuoti, camminare senza vedere, vedere senza pensare, liberi da ogni retaggio, da ogni convenzione. Essere quello che si vede: una persona vinta, consunta, docile al destino.
Restava un difetto nella sua nuova vita: a volte alzava lo sguardo a cercare qualcuno, qualcosa, un segno di benevolenza del mondo che potesse restituirgli la voglia di avere cura di se stesso e questa debolezza lo irritava, accadeva all'improvviso, si sorprendeva a scrutare le case, le persone, le vetrine cercando conforto, calore, vita.
Era un desiderio che voleva annientare con cinico disprezzo di se stesso.
Senti' freddo, la citta' era finita senza avvisare, finito l'asfalto, finiti i palazzi, anche l'odore dell'aria era diverso, piu' umido ed invadente. Accese una delle tre marlboro rimaste e fumo' come se nulla stesse accadendo, come se fosse una delle migliaia di sigarette fumate senza pensare all'essenza di quel gesto che d'ora in poi sarebbe stato sempre piu' raro e profondo.
Non aveva previsto dove dormire e questa consapevolezza lo riporto' alla realta' : prima paura poi cinico disprezzo della sua mollezza. DORMIRAI SE POTRAI E DOVE POTRAI !
Era d'autunno ma faceva ancora caldo, lui non sentiva la fame e la fatica,
camminava con calma, occhi bassi e mani in tasca.
Camminava da tre ore e non sapeva piu' dove fosse finito,
la citta' l'aveva inghiottito sul serio, nulla di quanto vedeva gli era famigliare.
Tanto ormai che importanza poteva avere ? Aveva deciso, si sarebbe abbandonato al destino, non sarebbe mai piu' intervenuto sulla sua vita. Se frustrazione deve essere, aveva pensato, che lo sia fino in fondo. Lasciamo che la ragione si appanni, che il rispetto per se stessi si perda nelle pieghe della camicia non lavata e nei buchi delle scarpe. Barba lunga, occhi vuoti, camminare senza vedere, vedere senza pensare, liberi da ogni retaggio, da ogni convenzione. Essere quello che si vede: una persona vinta, consunta, docile al destino.
Restava un difetto nella sua nuova vita: a volte alzava lo sguardo a cercare qualcuno, qualcosa, un segno di benevolenza del mondo che potesse restituirgli la voglia di avere cura di se stesso e questa debolezza lo irritava, accadeva all'improvviso, si sorprendeva a scrutare le case, le persone, le vetrine cercando conforto, calore, vita.
Era un desiderio che voleva annientare con cinico disprezzo di se stesso.
Senti' freddo, la citta' era finita senza avvisare, finito l'asfalto, finiti i palazzi, anche l'odore dell'aria era diverso, piu' umido ed invadente. Accese una delle tre marlboro rimaste e fumo' come se nulla stesse accadendo, come se fosse una delle migliaia di sigarette fumate senza pensare all'essenza di quel gesto che d'ora in poi sarebbe stato sempre piu' raro e profondo.
Non aveva previsto dove dormire e questa consapevolezza lo riporto' alla realta' : prima paura poi cinico disprezzo della sua mollezza. DORMIRAI SE POTRAI E DOVE POTRAI !
Thursday, June 28, 2007

Ecco, e' successo.Si e' rotto l'incanto, lasci un lavoro che conosci, che hai creato sudando e soffrendo e non rimane nulla. Non ti danno piu' niente da fare. Li guardi e sono estranei, compresi nel loro lavoro non hanno tempo per te. Paura. Brividi giu' per la schiena. Sensazione sconosciuta: come avere quindici anni e andare al lavoro per la prima volta..peccato che di anni ne hai quarantanove. E se stesse cominciando la discesa ? Chi pensera' alle bambine ?chi mi dara' da lavorare ? Oddio, ti hanno fregato, Oddio non fatemi questo, questo no ! Non toglietemi il lavoro, non toglietemi l'unica dignita' che posso avere ! Paura. Paura. Paura. Il cervello e' vuoto, non so cosa dire o fare.Non mi ricordo niente, e' come se insieme al lavoro mi avessero tolto la testa. Oggi non ho ricevuto nemmeno una e-mail, e soltanto telefonate alle quali dovevo rispondere che non devono piu' chiedere di me. Mi sto uccidendo da solo. Sto cancellando da solo la mia identita'.Stupido, stupido, stupido, non dovevi accettare, non ci dovevi credere, non poteva essere vero, non potevano dare un premio a te. Nessuno ti ha mai premiato perche' doverebbero farlo loro che sono i peggiori che hai mai conosciuto ??Perche' ti sei fidato ? Adesso dovrai scappare via, ricominciare ancora una volta. Mi viene da piangere... forse lo faro', da solo, seduto sul cesso, con la pancia di fuori e l'angoscia di dentro. Diciassette e trentuno, diciassette e trentuno, diciassette e trentuno... non passa il tempo. Fino a due giorni fa non bastava mai, adesso sono sempre le diciassette e trentuno. E quando passa questa mezz'ora ? E domani ? Tutta la giornata quanto durera'? E se mi licenzio ? Ridatemi il lavoro ! RIDATEMI IL LAVORO !!!
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